Gli Uccelli

Gli Uccelli (The Birds) 1963
Regia:Alfred Hitchcock
L'apocalisse di questo film è in primis il corpus dei segreti sociofobici di una cittadina dai tenui colori pastello ma dall'animo grigio scuro. Un'apocalisse filmica che parte da un retaggio culturale annebbiato (i cittadini sospettosi che scrutano e giudicano la nuova arrivata) e prosegue con un'inarrestabile violenza visiva (i crudeli attacchi degli uccelli a case e persone). Hitchcock costruisce IL FILM sugli animali assassini definitivo: drammatico, sadico, claustrofobico, assoluto. Inchini.
My Rating: 10/10

Il teschio maledetto.

Il teschio maledetto (The Skull).
Regia:Freddie Francis, 1965.
Un vero armamentario del gotico, nella forma e nel contenuto, con quelle splendide e claustrofobiche inquadrature attraverso il teschio e i barocchi arredamenti degli interni. Atmosfere mistiche, lontane e polverose, quasi come fossero uscite direttamente dalle pagine di un antico libro. Straordinari i riferimenti al subconscio (la scena dell'arresto e della roulette russa con scenografie asettiche) e molto suggestiva la fotografia di John Wilcox. Peter Cushing e Christopher Lee in gran forma.
My Rating:8,5/10


La terza fossa

La terza fossa (What Ever Happened to Aunt Alice?) 1969.
Regia: Lee H. Katzin.

Gli afosi orizzonti dell'Arizona sono i pittoreschi scenari di questo cupo (nei toni) e sadico (negli eventi) film geriatrico. La follia e il pragmatismo della Page contro il terrore e lo scetticismo della Gordon. Due formidabili attrici che trasformano una storia dalle iniziali tinte grottesche in un racconto di gotico orrore femmineo. Una lussuosa villetta febbricitante, un giardino sepolcreto, un piccolo capolavoro. Fotografato con gusto da Joseph F Biroc. 
My Rating: 10/10


Una notte per morire

Una notte per morire (Fanatic/ Die! Die! My darling) 1965.
Regia: Silvio Narizzano.

Palustre, femmineo, morbosissimo, Hammer d'antan di un estetismo splendido quanto tragico. Un film straordinario che riesce, soprattutto grazie alla caratterizzazione degli scenari, a tenere sempre altissimo il livello di guardia dello spettatore. Una casa gotica (che diventa prigione) ricettacolo di ossessioni religiose e sessuofobiche. Immensa l'interpretazione di Tallulah Bankhead, che descrive perfettamente il baratro di follia repressa di cui è (in)consapevolmente prigioniera.
My Rating: 9/10

Under the Shadow

Under the Shadow (2016)
Regia:Babak Anvari
Un horror dall'aspetto semplice, che scava nella irrimediabile solitudine dei personaggi e che riesce a creare uno strato di tensione potente e onnipresente. Il film vuole anche mostrare un lato difficile dell'infanzia (quello che lega una bambina solitaria ad una madre insoddisfatta) senza manifestazioni di infantilismo o eccessi di drammaturgia. L'orrore c'è, fuori e dentro casa; tra fantasmi legati a credenze religiose e quelli creati dalla guerra. Una guerra che, come dice la protagonista, sembra proprio non voler cessare mai.
My Rating: 7,5/10

I Drink Your Blood

I Drink Your Blood (La rabbia dei morti viventi) 1970
Regia: David E. Durston.
Scritto e diretto da David E. Durston, e un film che riesce ad annullare la distanza tra regista e spettatore, mostrando fin da subito quella bella e sana libertà di espressione tanto cara al cinema grindhouse degli anni 60/70. Sporco e divertente, ma che riesce, tra le pieghe dell'exploitation, a mostrare il bieco disagio del disfacimento giovanile nella cultura hippie. Non mancano satanisti convinti alla "The Manson Family" e scene gore estreme (il suicidio della ragazza incinta). Bellissima Lynn Lowry.
My Rating:7,5/10


Deathgasm

Deathgasm (2015)
Regia:Jason Lei Howden.
Dalla Nuova Zelanda uno vero splatter: eccessivo, politicamente scorretto e con un comparto gore di altissimo livello. Deathgasm è un frullato delirante, estremamente grottesco, che omaggia il metal e si introduce a piede libero nell'oscuro territorio del satanismo. Personaggi volutamente caricaturali, palesi riferimenti al Peter Jackson degli esordi e una notevole dose di dissacrante ironia (dirty talking e turpiloqui a non finire). Divertentissima la scena dei sex toys usati come armi contundenti.
My Rating: 7,5/10

Non si sevizia un paperino

Non si sevizia un paperino (Don't Torture a Duckling) 1972.
Regia: Lucio Fulci.
Un paese dove le prostitute sono donne e non manichini, dove la magia nera fa ancora paura, dove tutti sono innocenti e tutti sono colpevoli. Un paese dove la religione è una schiavitù, il sesso una condanna, la bellezza una colpa. Un paese dove l'ignoranza è la catena che lega fobie, ossessioni e incubi. Fulci costruisce un thriller straordinario, morboso e sacrilego, dove l'assolata vastità dei paesaggi fa da contrasto con la ridotta mentalità dei suoi abitanti. Florinda Bolkan straordinaria.
My Rating: 9/10



Possession

Possession (1981)
Regia: Andrzej Żuławski.
Zulawski da voce a personaggi malati e ossessiona(n)ti, colmi di vuoti interiori, incapaci di comunicare tra loro, mentre una Berlino dalle sfumature grige, sporche e decadenti sovrasta sull'inesplicabile svolgersi dei fatti. Un capolavoro difficile e anarchico, che non ha paura di deragliare addosso ai suoi spettatori, posseduto, sodomizzato e con bruschi sprazzi di orrore (e sangue). L' Adjani (immensa) ci regala una rievocazione femminile di follia, luce e momenti di estremo smarrimento.
My Rating: 10/10

In The Cut

In the Cut, 2003.
Regia: Jane Campion.
La necessità resta sempre quella : trovare un senso d'identificazione in se stessi. La New York splendidamente fotografata da Dion Beebe è sporca (dentro e fuori), fisicamente sfocata, priva di vita(litá) e colma di paure. Un film che vive di un implicito respiro morboso, con inquadrature avvolgenti e soffuse, che fanno da contrasto a un racconto pregno di ferite, di squilibri emotivi, di repressioni infette. Il parallelismo fra thriller e psicodramma è irresistibile e Jane Campion, regista che sa davvero raccontare le (sue) donne, è riuscita nell'arduo compito di trasformare la zuccherosa Meg Ryan in una figura torbida, disillusa e affetta da misantropia. Uno dei ritratti femminili più intensi dell'ultimo decennio cinematografico.
Splendida la colonna sonora.
My Rating: 10/10

Images

Images, 1972.
Regia:Robert Altman.
Il regista sembra quasi voler condannare l'ingiustificata frenesia sessuale dell'uomo, per farlo prende possesso delle pulsioni, delle nevrosi e delle visioni della sua protagonista.
Un film morboso e allucinante, che profuma di solitudine, di follia, di pioggia e di brughiera. Grande esempio di cinema psicologico con irruzioni orrorifiche, diretto da un sempre ispirato Altman e interpretato magistralmente da Susannah York.
My Rating: 9/10

Picnic at Hanging Rock

Picnic at Hanging Rock (1975)
Regia:Peter Weir.
Un film su repressioni sentimentali/sessuali, con virtuosismi estetici di una bellezza che lascia senza fiato (tutta la prima sequenza dell'ascesa accompagnata dalle musiche oniriche di Smeaton e dal flebile flauto di Zamfir). Weir sa che il mondo è andato certamente avanti dopo la scomparse delle ragazze, ma sa anche che, nascoste da qualche parte, loro sono ancora la, a osservare orizzonti lontani, consapevoli che la vita è un gioco, fatto di inizi, senza alcun finale. Nè lieto nè infelice.
My Rating: 10/10

Omen- Il presagio

Omen- il presagio (The Omen) 1976
Regia:Richard Donner.
Le musiche e i canti gregoriani di Jerry Goldsmith, il volto infantile e luciferino di Harvey Stephens, il demonio all'interno di un contesto familiare politico/borghese; signore e signori questo è Omen-Il Presagio. Un viaggio teologico sulla possessione ma soprattutto sull'ossessione diabolica, con lampi di regia unici e momenti davvero terrificanti (l'omicidio/suicidio della baby sitter che, quasi come un angelo vendicatore, si lancia sorridente nel vuoto a braccia aperte). Fondamentale.
My Rating: 9,5/10