Ballata macabra

Ballata macabra (Burnt Offerings) 1976
Regia: Dan Curtis.
Ossessiva, angosciosa, macabra favola esistenziale, che richiama nei simboli gli echi gotici della letteratura (Poe, Lovecraft) ma la cui estetica, per quanto sospesa, è fermamente legata al cinema horror settantiano. Curtis costruisce un film dove la tensione è sempre sul piede di guerra, compone immagini superbe e regala ai personaggi la giusta caratterizzazione fisica e psicologica. Un teatrino di volti pittoreschi (Davis su tutti), ambigui ed eccentrici. Finale spaventosamente agghiacciante.
My Rating: 10/10

Il giardino delle vergini suicide

ll giardino delle vergini suicide (1999)
Regia: Sofia Coppola.
Bellissime lolite, in completo disorientamento per il mondo che sta cambiando, prenge della loro prima (e unica) primavera interiore. La Coppola costruisce un picnic at Hanging Rock dove il presente è un fiore apatico e il futuro un giardino in decomposizione. Sembra che tutto venga assimilato con molta leggerezza, ma negli sguardi di quelle creature del cielo ormeggia un'intercapedine talmente profonda da lasciare ferite dolorose, incurabili. Bravissima Kirsten Dunst.
My Rating: 9/10

Gli Uccelli

Gli Uccelli (The Birds) 1963
Regia:Alfred Hitchcock
L'apocalisse di questo film è in primis il corpus dei segreti sociofobici di una cittadina dai tenui colori pastello ma dall'animo grigio scuro. Un'apocalisse filmica che parte da un retaggio culturale annebbiato (i cittadini sospettosi che scrutano e giudicano la nuova arrivata) e prosegue con un'inarrestabile violenza visiva (i crudeli attacchi degli uccelli a case e persone). Hitchcock costruisce IL FILM sugli animali assassini definitivo: drammatico, sadico, claustrofobico, assoluto. Inchini.
My Rating: 10/10

Il teschio maledetto.

Il teschio maledetto (The Skull).
Regia:Freddie Francis, 1965.
Un vero armamentario del gotico, nella forma e nel contenuto, con quelle splendide e claustrofobiche inquadrature attraverso il teschio e i barocchi arredamenti degli interni. Atmosfere mistiche, lontane e polverose, quasi come fossero uscite direttamente dalle pagine di un antico libro. Straordinari i riferimenti al subconscio (la scena dell'arresto e della roulette russa con scenografie asettiche) e molto suggestiva la fotografia di John Wilcox. Peter Cushing e Christopher Lee in gran forma.
My Rating:8,5/10


La terza fossa

La terza fossa (What Ever Happened to Aunt Alice?) 1969.
Regia: Lee H. Katzin.

Gli afosi orizzonti dell'Arizona sono i pittoreschi scenari di questo cupo (nei toni) e sadico (negli eventi) film geriatrico. La follia e il pragmatismo della Page contro la finta devozione e lo scetticismo della Gordon. Due formidabili attrici che trasformano una storia dalle iniziali tinte grottesche in un racconto di gotico orrore femmineo. Una lussuosa villetta febbricitante, un giardino sepolcreto, un piccolo capolavoro. Fotografato con gusto da Joseph F Biroc. 
My Rating: 10/10


Una notte per morire

Una notte per morire (Fanatic/ Die! Die! My darling) 1965.
Regia: Silvio Narizzano.

Palustre, femmineo, morbosissimo, Hammer d'antan di un estetismo splendido quanto tragico. Un film straordinario che riesce, soprattutto grazie alla caratterizzazione degli scenari, a tenere sempre altissimo il livello di guardia dello spettatore. Una casa gotica (che diventa prigione) ricettacolo di ossessioni religiose e sessuofobiche. Immensa l'interpretazione di Tallulah Bankhead, che descrive perfettamente il baratro di follia repressa di cui è (in)consapevolmente prigioniera.
My Rating: 9/10

Under the Shadow

Under the Shadow (2016)
Regia:Babak Anvari
Un horror dall'aspetto semplice, che scava nella irrimediabile solitudine dei personaggi e che riesce a creare uno strato di tensione potente e onnipresente. Il film vuole anche mostrare un lato difficile dell'infanzia (quello che lega una bambina solitaria ad una madre insoddisfatta) senza manifestazioni di infantilismo o eccessi di drammaturgia. L'orrore c'è, fuori e dentro casa; tra fantasmi legati a credenze religiose e quelli creati dalla guerra. Una guerra che, come dice la protagonista, sembra proprio non voler cessare mai.
My Rating: 7,5/10

I Drink Your Blood

I Drink Your Blood (La rabbia dei morti viventi) 1970
Regia: David E. Durston.
Scritto e diretto da David E. Durston, e un film che riesce ad annullare la distanza tra regista e spettatore, mostrando fin da subito quella bella e sana libertà di espressione tanto cara al cinema grindhouse degli anni 60/70. Sporco e divertente, ma che riesce, tra le pieghe dell'exploitation, a mostrare il bieco disagio del disfacimento giovanile nella cultura hippie. Non mancano satanisti convinti alla "The Manson Family" e scene gore estreme (il suicidio della ragazza incinta). Bellissima Lynn Lowry.
My Rating:7,5/10


Deathgasm

Deathgasm (2015)
Regia:Jason Lei Howden.
Dalla Nuova Zelanda uno vero splatter: eccessivo, politicamente scorretto e con un comparto gore di altissimo livello. Deathgasm è un frullato delirante, estremamente grottesco, che omaggia il metal e si introduce a piede libero nell'oscuro territorio del satanismo. Personaggi volutamente caricaturali, palesi riferimenti al Peter Jackson degli esordi e una notevole dose di dissacrante ironia (dirty talking e turpiloqui a non finire). Divertentissima la scena dei sex toys usati come armi contundenti.
My Rating: 7,5/10

Non si sevizia un paperino

Non si sevizia un paperino (Don't Torture a Duckling) 1972.
Regia: Lucio Fulci.
Un paese dove le prostitute sono donne e non manichini, dove la magia nera fa ancora paura, dove tutti sono innocenti e tutti sono colpevoli. Un paese dove la religione è una schiavitù, il sesso una condanna, la bellezza una colpa. Un paese dove l'ignoranza è la catena che lega fobie, ossessioni e incubi. Fulci costruisce un thriller straordinario, morboso e sacrilego, dove l'assolata vastità dei paesaggi fa da contrasto con la ridotta mentalità dei suoi abitanti. Florinda Bolkan straordinaria.
My Rating: 9/10



Possession

Possession (1981)
Regia: Andrzej Żuławski.
Zulawski da voce a personaggi malati e ossessiona(n)ti, colmi di vuoti interiori, incapaci di comunicare tra loro, mentre una Berlino dalle sfumature grige, sporche e decadenti sovrasta sull'inesplicabile svolgersi dei fatti. Un capolavoro difficile e anarchico, che non ha paura di deragliare addosso ai suoi spettatori, posseduto, sodomizzato e con bruschi sprazzi di orrore (e sangue). L' Adjani (immensa) ci regala una rievocazione femminile di follia, luce e momenti di estremo smarrimento.
My Rating: 10/10