In The Cut

In the Cut, 2003.
Regia: Jane Campion.
La necessità resta sempre quella : trovare un senso d'identificazione in se stessi. La New York splendidamente fotografata da Dion Beebe è sporca (dentro e fuori), fisicamente sfocata, priva di vita(litá) e colma di paure. Un film che vive di un implicito respiro morboso, con inquadrature avvolgenti e soffuse, che fanno da contrasto a un racconto pregno di ferite, di squilibri emotivi, di repressioni infette. Il parallelismo fra thriller e psicodramma è irresistibile e Jane Campion, regista che sa davvero raccontare le (sue) donne, è riuscita nell'arduo compito di trasformare la zuccherosa Meg Ryan in un'indelebile figura torbida, disillusa e affetta da misantropia. Uno dei ritratti femminili più intensi dell'ultimo decennio cinematografico.
Splendido il soundtrack.
My Rating: 10/10

Images

Images, 1972.
Regia:Robert Altman.
Il regista sembra quasi voler condannare l'ingiustificata frenesia sessuale dell'uomo, per farlo prende possesso delle pulsioni, delle nevrosi e delle visioni della sua protagonista.
Un film morboso e allucinante, che profuma di solitudine, di follia, di pioggia e di brughiera. Grande esempio di cinema psicologico con irruzioni orrorifiche, diretto da un sempre ispirato Altman e interpretato magistralmente da Susannah York.
My Rating: 9/10

Picnic at Hanging Rock

Picnic at Hanging Rock (1975)
Regia:Peter Weir.
Un film su repressioni sentimentali/sessuali, con virtuosismi estetici di una bellezza che lascia senza fiato (tutta la prima sequenza dell'ascesa accompagnata dalle musiche oniriche di Smeaton e dal flebile flauto di Zamfir). Weir sa che il mondo è andato certamente avanti dopo la scomparse delle ragazze, ma sa anche che, nascoste da qualche parte, loro sono ancora la, a osservare orizzonti lontani, consapevoli che la vita è un gioco, fatto di inizi, senza alcun finale. Nè lieto nè infelice.
My Rating: 10/10

Omen- Il presagio

Omen- il presagio (The Omen) 1976
Regia:Richard Donner.
Le musiche e i canti gregoriani di Jerry Goldsmith, il volto infantile e luciferino di Harvey Stephens, il demonio all'interno di un contesto familiare politico/borghese; signore e signori questo è Omen-Il Presagio. Un viaggio teologico sulla possessione ma soprattutto sull'ossessione diabolica, con lampi di regia unici e momenti davvero terrificanti (l'omicidio/suicidio della baby sitter che, quasi come un angelo vendicatore, si lancia sorridente nel vuoto a braccia aperte). Fondamentale.
My Rating: 9,5/10

Darling

Darling 2015.
Regia: Mickey Keating
Prima del soleggiato Carnage Park Mickey Keating dirige questo piccolo horror polanskiano girato quasi tutto all'interno di una lussuosa villa newyorkese. Ottimo il parterre tecnico: pochi dialoghi, montaggio iperbolico, sonoro stridente e una cura per l'estetica maniacale (bellissima la fotografia in bianco e nero di Mac Fisken). Un film livido e psichedelico, permeato da allucinazioni (visive e auditive) e da un'esasperata quanto violenta follia femminea. Bravissima Lauren Ashley Carter.
My Rating:9/10

La pelle di Satana

La pelle di Stana (The Blood on Satan's Claw) 1971.
Regia: Piers Haggard.
Una di sorta di villaggio dei dannati, dove i dannati sono giovani fanciulle (con tanto di adepti) dedite alla stregoneria. Un film peccaminoso, sommerso dal fascino della magia nera e contornato da splendidi paesaggi boschivi. Auto mutilazioni, stupri, rituali esoterici, quasi un body horror dai sapori gotici e fiamminghi (la pelle infetta, l'orribile peluria felina sul corpo). Linda Hayden, che sembra uscita da una foto di David Hamilton, è angelica, eterea e profondamente diabolica.
My Rating: 8,5/10



Black Christmas

Black Christmas (1974)
Regia:Bob Clark
La scena iniziale, con la soggettiva dell'assassino (di cui sentiamo solo l'affannoso respiro), la stadycam che barcollante si introduce all'interno dell'istituto e i primi squilli telefonici, è tra le più inquietanti e morbose di tutto il cinema horror settantiano. Bob Clark si immerge all'interno di un microcosmo femminile fatto di (re)pressioni sessuali, con chiaroscuri d'una borghesia perbenista e fatiscente, mantenendo sempre un'atmosfera incubotica e ossessiva ancora oggi ineguagliabile.
My Rating: 10/10

Starry Eyes

Starry Eyes, 2014.
Regia: Kevin Kölsch e Dennis Widmyer.

Uno degli horror più completi da dieci anni a questa parte. Starry Eyes si districa attraverso violente metafore sul cinema (soprattutto sull'industria cinematografica), l'ambizione, la libertà individuale e il male di vivere quotidiano. L'andamento del film è quello del body horror, ma i riferimenti al genere slasher sono inequivocabili. Onirico, spietato e dai sapori incantatori. Stupefacente l'interpretazione di Alexandra Essoe, che riesce a tramutare la sua implacabile fragilità in una spietata furia sanguinolenta.

My Rating:10/10



La Vestale di Satana

La vestale di Satana (1971)
Regia: Harry Kümel.
In certi film i colori rappresentano tutto, il guscio e il suo interno, l'evolversi della storia e il susseguirsi degli stati d'animo. Nel caso del film di Kumel i colori principali sono tre: rosso (il sangue scuro che fuoriesce dalle vene, la vita), blu (la notte fredda, la spiaggia deserta, la solitudine) ed infine il grigio ( l'alba, la prima nebbia del mattino, la morte inesorabile). Un film dove l'estetica, ma soprattutto la bellezza dell'estetica, è una disciplina e non un presuntuoso capriccio. Dal fascino profondamente ambiguo le tre vampiriche protagoniste.

My Rating: 9/10




La casa dei 1000 corpi

La casa dei 1000 corpi ( The house of 1000 corpses) 2003.
Regia:Rob Zombie.
Due, tre, quattro film in uno: dall' exploitation settantiano al grindhouse più sporco, per poi sprofondare nel gotico più funereo e finire la corsa in un folle, grottesco e sanguinario "tunnel dell'orrore". La casa dei 1000 corpi ha con sé il nerbo registico (appena nato) di Rob Zombie, autore capace di citare e omaggiare i grandi classici del genere restando sempre fedele a se stesso. E questo film, infatti, non è altro che il preludio di ribellione che conduce ad un'ascesa cinematografica unica, potente e straordinaria. Indimenticabili i cattivi/outsider, gli scenari halloweeneschi e la versatile colonna sonora.
My Rating: 9,5/10

Triangle

Triangle 2009 .
Regia: Christopher Smith.


Un film come Triangle non va raccontato, non va nemmeno interpretato o motivato, è un'opera da assimilare nel più totale isolamento. Isolamento che vive anche la sua protagonista, in lotta contro se stessa (?) o contro un destino già scritto. Regia straordinaria, che riesce a tenere altissimi i livelli di terrore, claustrofobia e ansia (i corridoi della nave, l'arrivo della tempesta). Melissa George ripete con insistenza i drammi psichici che la tormentano, riesce a (non) vedere oltre, forse ben oltre, e ci regala alcuni dei primi piani più intensi della sua carriera. A fine visione tante saranno le domande e grande sarà il senso di inquietudine.

My Rating: 8,5/10



Solamente Nero

Solamente Nero, 1978.
Regia: Antonio Bido.

Atmosfere nebbiose alla Edgar Allan Poe, scenari pittoreschi che odorano di solitudine e un gruppo di personaggi ambigui e disturba(n)ti. Un film sacrilego e morboso, che segue i classici schemi narrativi dei thriller italiani anni 70 ma che riesce, grazie ad un clima onirico e angoscioso (quasi da fiaba gotica), a ritagliarsi un posto tra i veri cult di genere. Memorabile l'omicidio notturno sotto la pioggia e azzeccato l'omaggio hitchcockiano. Ottimo il cast, Stefania Casini in primis.

My Rating: 8/10



Le Streghe di Salem

Le streghe di Salem (The Lords of Salem) 2012 
Regia: Rob Zombie.

Una città e i suoi scheletri nell'armadio, una melodia lugubre, quasi ancestrale, che ricorda i suoni musicali del diavolo banditi nel Medioevo. Rob Zombie si dimostra un cineasta colto, maturo, che sa raccontare storie attraverso altre storie. Sheri Moon Zombie è bravissima, in un ruolo che sembra cucito direttamente sulla sua pelle. Il suo declino fisico/psichico è forse l'elemento più inquietante di questo capolavoro onirico. Un film che si tinge dei freddi colori autunnali di Salem, blasfemo e coraggioso, con sequenze girate magnificamente.

My Rating: 10/10