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L'incubo di Janet Lind

L'incubo di Janet Lind (Nightmare).
Regia: Freddie Francis, 1964.
Un film ombroso come i personaggi che lo popolano, divorato dal chiaroscuro della messinscena e da lampanti distorsioni cognitive. Se la prima parte si concentra soprattutto sulla strillante e morbosa schizofrenia adolescenziale, la seconda, più thriller, è incentrata sul continuo ribaltamento dei ruoli e delle situazioni. Padroneggia un superbo cast femminile.
My Rating: 9/10

Gli occhi degli altri

Gli occhi degli altri (I Saw What You Did) 1965.
Regia: William Castle.
Ottimo esperimento cinematografico, dove morbosità e leggerezza vanno a braccetto. Parte come una commedia dalle sembianze atipiche, con tanto di frivole ragazzine impegnate in svenevoli telefonate, per poi trasformarsi in un thriller dalle forti venature horror. D'impatto l'omicidio sotto la doccia e bellissimi i palustri scenari notturni. William Castle si riconferma grande regista di genere e magnifico affabulatore di incubi. Sempre dominante, seppur in un ruolo minore, Joan Crawford.
My Rating:8,5/10

Solamente Nero

Solamente Nero, 1978.
Regia: Antonio Bido.

Atmosfere nebbiose alla Edgar Allan Poe, scenari pittoreschi che odorano di solitudine e un gruppo di personaggi ambigui e disturba(n)ti. Un film sacrilego e morboso, che segue i classici schemi narrativi dei thriller italiani anni 70 ma che riesce, grazie ad un clima onirico e angoscioso (quasi da fiaba gotica), a ritagliarsi un posto tra i veri cult di genere. Memorabile l'omicidio notturno sotto la pioggia e azzeccato l'omaggio hitchcockiano. Ottimo il cast, Stefania Casini in primis.

My Rating: 8/10



La settima vittima

La settima vittima, 1943.
Regia: Mark Robson.


Un film di grande impatto visivo ed emozionale, con un'estetica horror in cui luci e ombre fagocitano i personaggi fino a renderli quasi invisibili (merito anche della fotografia dai netti contrasti di Nicholas Musuraca). Al di là del fosco racconto satanico La settima Vittima ha la straordinaria capacità di  suscitare nello spettatore sentimenti di identificazione . Il regista ha lasciato infatti che fosse la flebile voce della sua "inerme" protagonista, qui una sorta di poetessa moritura, ad evocare la fine (e l'inizio) della sua opera: "Io corro alla morte...e la morte mi incontra veloce...e tutti i miei piaceri sono svaniti."

Una girandola di generi a contrasto, un intrecciarsi di reale e soprannaturale, un clamoroso capolavoro.

My Rating: 10/10



La spirale del terrore

La spirale del terrore (Nattmara) 1965.
Regia: Arne Mattsson.


Guardare questo film è come attraversare un labirinto in cui tutte le strade e nessuna, al contempo, sembrano condurre al centro.
Noir aggrovigliato nella livida fotografia di Max Wilén, scandito da allucinazioni avvolgenti e definito da una suspense sempre all'erta. Straordinario l'uso della colonna sonora, una melodia opprimente e ancestrale che caratterizza perfettamente lo stato di terrore psichico della protagonista.
Prevedibile, ma assolutamente perdonabile, il colpo di scena finale.

My Rating:8,5/10


La notte brava del soldato Jonathan

La notte brava del soldato Jonathan (The Beguiled) 1971.
Regia: Don Siegel.

Siegel, come Caronte, conduce gli occhi vitrei di Eastwood in un mondo femmineo affetto da folli repressioni sentimentali. Quasi un kammerspiel western, che mette in ginocchio ogni genere cinematografico per crearne uno tutto suo. Un capolavoro circondato da giardini morbosi, avvelenati dal rancore e partoriti da splendide figlie illegittime. Geraldine Page è indimenticabile

My Rating:10/10